… [Per concludere questo discorso sulla vita in compagnia di un cane sordo, vorrei fare una
breve riflessione personale su quali possano essere le motivazioni che spingono una persona
a scegliere di adottare un cane affetto da sordità e quali possano essere le ripercussioni sul
cane.
Sappiamo ormai che l’essere umano ha un istinto primordiale di cura nei confronti dell’altro,
cosa che ci ha portati a sopravvivere alla crudele selezione naturale.
È molto facile per noi umani provare un senso di tenerezza e una sorta di “sindrome della
crocerossina” nei confronti di quegli animali che percepiamo come più sfortunati. Alcuni lo
provano maggiormente di altri.
Quando però questo sentimento di aiuto e compassione inizia a diventare un problema?
Il limite è impossibile da tracciare, fatto salvo l’autoproclamarsi giudici assoluti di ciò che è
bene e ciò che è male (cosa che personalmente sconsiglio).
Credo che il limite alla fine sia il benessere del cane. È molto facile, con un cane affetto da
un handicap, entrare in una spirale di giustificazione, auto-colpevolezza e pietà, e tutti
questi sentimenti non fanno altro che togliere la “dignità animalesca” che ogni cane si
merita.
Spesso eccessive preoccupazioni e senso di cura portano il proprietario a giustificare un
comportamento più che a comprenderlo.
Lo scopo di questo mio elaborato è quello di riconoscere una realtà di fatto: un cane sordo
non è un cane “normale”. Così come un gatto non è un uccello.
Comprendere e studiare le differenze comunicative ed educative può essere spunto, per noi
proprietari e futuri istruttori, per ridurre queste differenze al minimo.
Non insegnare il richiamo a un cane sordo, perché “tanto non sente”, è una giustificazione.
Lasciare libero di vagare un cane sordo, con i pericoli che comporta per sé stesso e per gli
altri, significa non accettare le sfide e i limiti della sua condizione.
Adottare un cane affetto da handicap è una scelta che va ben ponderata e che non
dovrebbe essere una strategia inconscia di “cura” dei propri problemi umani.
Nel momento in cui un cane adulto smette di essere considerato come un individuo (quasi)
indipendente, ma come un essere fragile che deve essere protetto, il cane crederà alla
seconda versione. Crescerà insicuro e magari con una dipendenza malata nei confronti del
proprietario.
Il giusto approccio alla convivenza con un cane sordo, dalla mia prospettiva, è quello di
assecondare le motivazioni del singolo soggetto (anche in base alle attitudini di razza), di
educare il cane con pazienza e rispetto e di mantenere viva la curiosità, perché dalle
diversità si può imparare molto.]
Estratto dal mio elaborato per l’esame di fine corso, “VITE SILENZIOSE E PARLATE A CONFRONTO – Comunicare e relazionarsi con cani udenti e sordi”
